Vorrei che la parola fosse un corpo freddo da osservare col distacco della morte, un’estrema forma d’arte inchiodata al muro, alla carta, alla parete delle ossa; scoprire nello sguardo di chi legge lo stesso cinismo che muove le dita, quella furia fredda e calma, ossessiva e maniacale, di amare le cose fino a vederne la loro lenta distruzione. Sarebbe tutto quello che resta, la parola-reliquia delle ossessioni che l’hanno scomposta, una morte fissa che sconfigge la vita nel suo finire. L’ultimo possibile atto d’amore.
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